Uno strumento fondamentale nella lotta contro i decessi per arresto cardiaco

L’arresto cardiaco, o morte cardiaca improvvisa (MCI), rappresenta nei paesi industrializzati una delle principali cause di mortalità. Solo in Italia si verificano ogni anno tra i 40.000 e i 60.000 decessi a causa di arresti cardiaci, dato che si è aggravato ulteriormente con lo scoppio della pandemia da COVID-19, incrementando del 60% il numero dei morti. Si stimano nel 2020 circa 100.000 decessi legati all’MCI.
 
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Gli arresti cardiaci non colpiscono solamente la fetta di popolazione in età avanzata, ma possono verificarsi anche in soggetti in giovane e giovanissima età. È possibile verificare come il 7% delle persone colpite ha meno di 30 anni e il 3,5% meno di 8 anni. Spesso le persone che in giovane età vengono colpite da arresti cardiaci erano già affette da particolari patologie cardiache congenite di cui non erano a conoscenza. É da specificare come i maschi tendano ad essere il sesso più a rischio, con un rapporto tra uomo e donna di 3 casi a 1.
 

Sopravvivenza e rapidità di soccorso

Ad incrementare la pericolosità degli arresti cardiaci è sicuramente il tasso di sopravvivenza. Senza un soccorso immediato solamente il 2% dei soggetti colpiti riesce a sopravvivere. Questo tasso di sopravvivenza sale però fino al 50% nel caso venga tempestivamente prestato soccorso con defibrillatore, entro i 4 ed i 6 minuti.

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Se è vero che il defibrillatore può salvare molte vite, è anche però altrettanto vero che non sempre avere un defibrillatore può bastare. La perdita di conoscenza indotta dall’arresto cardiaco spesso non lascia molto tempo di azione nel caso non ci siano persone vicine al soggetto colpito, ed in ogni caso un defibrillatore tradizionale necessità di capacità specifiche per poter essere utilizzato. Ad aggiungersi a questo bisogna considerare che non sempre i soccorritori del 118 riescono a presentarsi entro quei 5 minuti fondamentali per rianimare una persona prima che possa subire dei danni permanenti.
 
 

Il defibrillatore semiautomatico o DAE

A venire incontro alla necessità di agire in tempi rapidi è il DAE, ovvero il defibrillatore semiautomatico esterno. Questo strumento è in grado di riconoscere in modo automatico, e di interrompere tramite l'erogazione di una scarica elettrica, le aritmie maligne responsabili dell'arresto cardiaco.
Grazie al Decreto Balduzzi il DAE è obbligatorio per tutte le associazioni sportive. Scuole e luoghi di lavoro non sono però al momento legalmente tenuti a disporre di tale attrezzatura, per questo è fondamentale una sensibilizzazione sul tema degli arresti cardiaci, in modo che anche in mancanza di una legge specifica sempre più soggetti possano decidere di attrezzarsi e di disporne in maniera autonoma salvando vite.

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La formazione specifica

A differenza di altri stati come Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Svezia, Svizzera, Gran Bretagna, in Italia il DAE è utilizzabile solo da personale formato e che dispone di uno specifico certificato, rendendo questo strumento poco utilizzato e, di conseguenza, meno efficace ( si stima infatti che quando c’è un arresto cardiaco si perda il 10% della possibilità di salvare la persona per ogni minuto che passa).
Uno studio del Policlinico San Matteo di Pavia afferma che è importante che la legge cambi anche sul tema di chi può utilizzare il DAE in modo da garantire in più casi possibili un intervento rapido, grazie ad uno strumento studiato appositamente per essere utilizzato da chiunque grazie alle apposite istruzioni contenute sul defibrillatore stesso.



Fonti
La stampa
Quotidiano Sanità
European Society of Cardiology
Giornale di Cardiologia
Business Insider
Mypersonal Trainer

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